Economia Ragusa 22/06/2017 18:09 Notizia letta: 902 volte

Petrolio, Irminio in crisi

Licenziamenti in vista
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Ragusa - Dopo dieci anni di estrazioni in territorio ragusano, una partnership con Edison ed Eni per lo sfruttamento della concessione S. Anna, investimenti per diverse decine di milioni di euro nell’esplorazione di Buglia Sottana, la Irminio srl, la società petrolifera che a sede a Roma ma risponde a capitali esteri, attraversa un momento difficile.

I pozzi di petrolio della vecchia concessione Agip, quelli situati proprio a ridosso del fiume Irminio tra i territori del Comune di Ragusa e Scicli, avrebbero una produzione molto ridotta che non consentirebbero di generare ricavi sufficienti nemmeno a coprire i costi di gestione del centro oli situato in contrada San Paolino.
Inoltre il pozzo Irminio n. 6, quello perforato lo scorso anno in contrada Buglia Sottana che ha permesso alla Irminio di accendere un mutuo di cento milioni di euro, così come l’azienda stessa comunicava appena due anni fa, non avrebbe dato i risultati sperati e la produzione genererebbe ricavi appena sufficienti a coprire i costi vivi di produzione e trattamento.
Il finanziamento da cento milioni sarebbe servito alla Irminio srl pure per la famosa campagna del petrolio patrocinata dal Governatore Crocetta, in cui la regione Sicilia si impegnava con Assomineraria ad assicurare tempi certi per gli iter autorizzativi ed a rivedere al ribasso il costo delle royalties, che avrebbe portato nell’Isola 7.000 posti di lavoro e due miliardi di investimenti da parte delle società petrolifere.

Nessun ribasso per le royalties, nessuna autorizzazione a perforare, nessun posto di lavoro in più a due anni dalla firma di quel famoso protocollo d’intesa che aveva fatto storcere il naso agli ambientalisti e ai sindaci di Gela e Ragusa. Niente investimenti, come se tutto a un tratto il mercato avesse spento gli interessi per l’industria petrolifera.
Inoltre, il giacimento Tresauro, la famosa concessione S. Anna, sfruttato dalla Irminio con Edison ed Eni, ha visto una riduzione progressiva dei volumi prodotti che ha comportato un inasprimento dei costi di gestione per i petrolieri.
Così per la Irminio l’unica strada percorribile per mantenere i bilanci in equilibrio, sarebbe quella della riduzione dei costi, a partire dalla riduzione del personale. Il provvedimento, se già non avviato, toccherebbe le squadre in turno, con una riduzione del numero degli addetti alla gestione delle emergenze e della produzione.

Ma un sito industriale che produce petrolio a pochissimi metri dal corso d'acqua più importante della provincia di Ragusa, parliamo dell’Irminio, il fiume che sfocia tra la sabbia delle spiagge di Playa Grande, non dovrebbe essere soggetto a prescrizioni particolari, non solo a tutela delle persone ma anche a protezione dell’ambiente?
Riduzione dei costi per ridare colore ai bilanci in rosso. Questo sembrerebbe al momento la strada maestra per uscire dall’impasse della crisi.
Eppure fino a tutto il 2015, Irminio, Edison ed Eni solo per il petrolio estratto in contrada Tresauro, venduto alla media di 100 dollari al barile, avranno avuto ricavi di una grandezza economica paragonabile al PIL della Repubblica del Gambia preso tre volte.

Gabriele Giannone
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